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11 LUGLIO 2015
ore 18,00 e ore 23,00
SINAPSI

La nostra vita mentale è immensamente più ricca e potente di quella reale ed è per lo più sconosciuta agli altri. È questa la vera solitudine: il mistero del pensiero che vola in libere associazioni, collegando cose apparentemente diverse e lontane, o forse effettivamente lontane, grazie a quel lusso che solo la mente può concedersi quando è libera da condizionamenti, ammesso che possa mai esistere una situazione di assoluta libertà. Il tempo di queste associazioni è dato dalla durata interiore dell’io, come diceva Bergson.

Nel cervello di un uomo, di una donna, di ognuno di noi, una mattina o una sera, mentre si sta compiendo un’azione quotidiana – come per esempio farsi la barba o struccarsi o lavarsi i denti – compaiono, come in un lungo flash, una serie di immagini, ricordi, spezzoni di film visti o di canzoni ascoltate, frammenti di vita vissuta o anche solo sognata che, senza un ordine preciso, vengono a galla come pesci morti in riva al mare della mente. Libere associazioni, random, una dopo l’altra, come accade anche prima di dormire, o quando la nostra mente è libera di andare dove vuole, o quando inconsciamente stiamo cercando la soluzione a un problema, a un disagio, a quella sensazione di vuoto a cui non si riesce a dare un nome, che può prendere chiunque di noi, in qualunque momento della vita. Così accade di immergersi in un’apparentemente casuale avvicendarsi di immagini, come se la realtà intorno non avesse più consistenza, rapiti dal vortice del proprio immaginario. Ed è in quei pochi minuti, o forse ore, in questa dimensione parallela, in questo inframondo cerebrale, in questo zapping nel palinsesto della memoria in cui la mente viaggia, compone e dipinge liberamente senza una meta, che si sviluppa una sorta di film, di video, di opera pop-rock, surreale e concreta al tempo stesso, in cui ognuno di noi è artefice e protagonista, regista e attore di ciò che è stato, è o sarà, oppure di ciò che non è stato, non è e non sarà mai.

Una sorta di intenso sliding doors, la vana e perenne ricerca di dare un senso a questa strana cosa che è vivere. Il filo sotterraneo dello spettacolo è qui, nella lacerante dicotomia tra impotenza e desiderio, tra il rassegnarsi all’impossibilità di realizzare il desiderio e il coraggio di ribellarsi e vivere senza briglie, magari abbandonandosi proprio al ritmo delle proprie sinapsi.

 

NOTE DI REGIA

Il lavoro di ricerca laboratoriale ha come punto di partenza la constatazione della difficoltà palese di rendere questo turbinio di suggestioni della mente nel ristretto ambito teatrale, senza possibilità di “effetti speciali”. Ma proprio questa impossibilità tecnica ci ha spinti, e in genere ci spinge, a utilizzare e sperimentare l’unico elemento disponibile – e imprescindibile –, ossia il “capitale umano”: noi stessi, i nostri corpi, le nostre voci, i nostri cervelli, cercando di ripercorrere e rivivere le nostre sinapsi per provare a riproporle. La ricerca si è concentrata nel sintetizzare, in pochi elementi, l’essenza delle nostre associazioni mentali, ricreandole in quadri significativamente evocativi.

Quindi, nonostante lo stile vagamente cinematografico, si è voluto rinunciare all’utilizzo di video o di scenografie invadenti, proprio per riportare il lavoro dell’attore nella sua sede naturale: il corpo, la voce. Per tale ragione si è deciso di porre sulla scena solo gli attori e alcuni elementi (di costume e piccola attrezzeria) che appaiono e scompaiono con la scena stessa. L’unica suggestione irrinunciabile è quella musicale, data da canzoni, sottofondi musicali e tracce sonore di vario genere.

Anche in questo lavoro, infine, continua la nostra ricerca sulla ritualità, sulla ripetitività umana, che non può che essere surreale se concentrata nel breve tempo dello spazio teatrale, e che resta però caratteristica peculiare di ogni pianta, animale o essere umano. Ogni comportamento, anche il più evoluto, è infatti gestito dall’abitudine che, quando è positiva, va verso l’etica e la bellezza ma che, quando è negativa, porta allo straniamento, alla coazione a ripetere e all’atto compulsivo. Diversamente dal nostro ultimo lavoro, nonostante resti la predominanza dell’azione fisica, ritorna in gioco anche la parola, dalle sue evoluzioni più concrete alle più surreali, sempre nella perenne ricerca di una veridicità scenica.

La performance rappresentata al Festival AD ARTE 2015 di Calcata delinea un primo studio relativo al progetto definitivo Sinapsi.

SINAPSI è un progetto di Tiziana Marsili Tosto, con la collaborazione di Valeria Luconi. Performer: Romina Antonelli e Oscar Genovese. Supporto tecnico: Nicola Venturi.

Tiziana Marsili Tosto è attrice, regista e insegnante. Ha lavorato con Claudio Collovà, Danio Manfredini, Judith Malina, Cesare Ronconi del Teatro Valdoca. Con la Compagnia Circo Amalassunta, da lei fondata e diretta, ha messo in scena, tra gli altri: Viva La Vida. Ritratto di Frida Kahlo, Malacarne. Una Storia di Mafia, Amletica. Nuda senza Amleto diretto dal coreografo Morgan Nardi, Interno Danza presentato al Festival Calcata 2014. Oscar Genovese è attore regista e autore. Ha lavorato con Paola Galassi, Giampiero Solari, Franco Branciaroli, Ugo Chiti e Valerio Binasco in produzioni teatrali e televisive. Romina Antonelli è attrice e autrice comica e ha lavorato in teatro, radio e tv. Selezionata per la masterclass in scrittura teatrale con il drammaturgo Edoardo Erba. Con il duo Le Perfide ha lavorato a Zelig Off su Italia Uno e Quanto Manca su Raidue.
Valeria Luconi è copyrighter e autrice del saggio di folosofia Lacan e il circolo dell’eliotropio.