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CINEMA
18 LUGLIO 2014 ore 20,45 - 21,50
FALENE

Due amici quarantenni si incontrano in serata al porto per un colpo che cambierà la loro vita. Nell’attesa chiacchierano saltando da un argomento ad un altro fino ad arrivare al fatidico momento della resa dei conti…

Un esperimento più che riuscito

Difficile parlare di Falene se non lo si è visto ed è probabile che descrivendone la trama si rischi di banalizzarlo, proprio come ha affermato anche Daniele Silipo, responsabile e curatore del catalogo di Distribuzione Indipendente che ne ha parlato durante l’intervista registrata per il podcast.

Il film è tratto da un testo teatrale di Andrej Longo in dialetto napoletano riscritto in pugliese per l’occasione (sua infatti la sceneggiatura del film) ed affidata a due straordinari animali da palcoscenico quali Totò Onnis e Paolo Sassanelli.

Pur mantenendo l’essenza teatrale originaria, Falene è sapientemente arricchito di ritmi e variazioni che solo la pellicola riesce a dare, anche se così non si dovrebbe dire visto che è girato con una telecamera in HD ma, come ha affermato in conferenza stampa Sassanelli, nulla vieta che un giorno potrebbe diventare una pellicola essendo un esperimento in divenire.

Costruito intorno ai due protagonisti, ha, per quasi tutta la durata, un’unica location (proprio come se fossimo a teatro), ma poi improvvisamente si lancia involi pindarici e psichedelici dei protagonisti che nei loro sogni sembrano mantenere un’innocenza infantile nonostante i loschi intenti per i quali si sono incontrati.

Quasi un Waiting for Godot nostrano (ma l’autore tiene a precisare che qui, a differenza dell’opera di Beckett, si vuole far succedere qualcosa), siamo trasportati nei discorsi seri e faceti di questi due strambi individui che prima di giungere all’epilogo finale riescono a farci perdere la cognizione spazio-temporale, tanto da provare un moto di dispiacere all’arrivo del personaggio atteso dai protagonisti.

Paolo Sassanelli e Totò Onnis sono davvero straordinari nell’orchestrare il tutto: è evidente nel film quanto l’intesa dei due attori riesca a donare ritmo ad una pellicola che, essendo incentrata quasi esclusivamente su dialoghi, rischiava di risultare noiosa. E’ invece è proprio la magia delle parole, unita alla loro sapienza attoriale, a dare la forza al film.

A questo è da aggiungere il sapiente movimento di macchina regalato dal regista Andrès A. Arce, ricco di intensi primi piani alternati a momenti cartooneschi (ispirati a Cezanne e disegnati da Carlo Montesi) orchestrati dalle musiche di Francesco Forni. Il film vanta anche la collaborazione per il montaggio di Gabriella Cristiani (Premio Oscar per il montaggio de L’ultimo Imperatore del regista Bernardo Bertolucci).