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16 LUGLIO 2016
ore 18,45
CAPINERA

“Io sono meno di una donna, io sono una povera monaca, un cuore meschino per tutto ciò che oltrepassa i limiti del chiostro, e l’immensità di quest’orizzonte che le si schiude improvvisamente dinanzi l’acceca…”

E’ tra queste righe che mi è apparso magicamente il cuore pulsante di una storia tanto commovente e apparentemente fuori tempo, eppure a mio avviso estremamente attuale, se non addirittura archetipica.

CAPINERA foto di scena
CAPINERA foto di scena

Decontestualizzata dalla tematica religiosa e dalla collocazione spazio-temporale verghiane, Maria incarna perfettamente un conflitto da tipica eroina tragica, pagando con la vita il prezzo della dolorosa scoperta del senso critico, inteso come coscienza, sguardo personale sulla realtà.

Quale realtà? Quella che “le si schiude improvvisamente dinanzi” non appena, temporaneamente sciolta dalla clausura del convento, comprende la prodigiosa possibilità di essere libera: libera di apprezzare le gioie della vita, degli affetti, del creato, libera di fantasticare, sognare, amare, nutrire speranze, desideri, libera di comprendere cosa sia giusto o sbagliato, sgretolando – fino ad abbatterlo irrimediabilmente – un muro opprimente di convinzioni imposte dalla morale comune.

CAPINERA foto di scena
CAPINERA foto di scena

Come un piccolo Edipo al femminile, Maria si mette in viaggio, seppur inconsapevolmente, alla ricerca della propria verità, scontrandosi con l’inevitabile dualità dei sentimenti umani e con la difficoltà di appropriarsi di una giovinezza fino a quel momento castrata e mortificata.

“Vorrei essere bella come quello che sento dentro di me”.

CAPINERA foto di scena
CAPINERA foto di scena

Maria riconosce la nobile purezza della “mostruosità” che il mondo le incrimina, ma è drammaticamente imprigionata nella propria irreversibile condizione.

Uno sconfinato panorama le si è spalancato alla vista, ma le viene brutalmente negato il diritto di spiccare il volo, cosicché, nell’impossibilità di richiudere le metaforiche imposte di quella finestra, l’inevitabile destino a cui è condannata è l’abisso della follia prima, della morte poi.

CAPINERA foto di scena
CAPINERA foto di scena

Verga ci consegna col suo romanzo un “cofanetto” delle lettere in cui Maria sigillava i propri pensieri, una sorta di “testamento emotivo” che questa messinscena traduce in un eterno ritorno del ricordo nelle parole, un passato che si srotola senza spazio e senza tempo fino a farsi delirio, all’interno di un presente metafisico in cui quanto è avvenuto, come dice La Madre dei “Sei personaggi in cerca d’autore” di Pirandello, “Avviene ora! Avviene sempre!”.

Una piccola Maria credo nasca continuamente in ognuno di noi, ogniqualvolta intraprendiamo il viaggio verso un nuovo “Accecamento” da cui lasciarci sorprendere, consapevoli che da certe rive della coscienza, dolorosamente ma anche fortunatamente, non si fa ritorno.

Rosy Bonfiglio

CAPINERA foto di scena
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‘CAPINERA’,sinossi

‘CAPINERA’,note di regia

‘CAPINERA’,progetto scenico

 


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