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CINEMA
11 LUGLIO ore 22,30
AMELUK

Jusuf, immigrato giordano a Bitonto, lavora in un Internet point e ha sposato la bella locale, Maria, da cui ha avuto un figlio. Ma i rapporti con la consorte sono tesi e Jusuf si attira le antipatie di Mezzasoma, politico presuntuoso e razzista con un debole per Maria. Quando arriva il momento di mettere in scena la Via Crucis il parrucchiere Michele, che ha il ruolo di Gesù, è costretto ad abbandonare la scena, e il parroco Don Nicola chiama proprio Jusuf a sostituire l’infortunato. Peccato che l’uomo sia musulmano e che la comunità bitontina reagisca con orrore a questa scelta “blasfema”. Iniziano così i guai per l’immigrato, fino a quel momento ben inserito nel contesto multietnico locale che comprende anche una sorella e un cognato gestori di un ristorantino arabo e un accademico ebreo con la passione per i congiuntivi.

Mimmo Mancini, attore e autore di cortometraggi al suo debutto alla regia e alla sceneggiatura di un lungometraggio di finzione, ricrea con gusto un microcosmo in cui politica locale, relazioni famigliari e diatribe religiose si incrociano quotidianamente, condividendo spazi comuni limitati. La sua descrizione comica della politica locale, che coinvolge tre candidati sindaci (uno dei quali somiglia a Richard Gere, parla anglo-bitontino e fa campagna elettorale con un poster alla Pretty Woman) e l’animatore di un centro sociale, è divertente anche se molto virata sulle corde del grottesco, in modo non dissimile da Arance e martello di Zoro, e con la stessa propensione all’esagerazione e alle lungaggini.

Una durata più breve e uno sfrondamento delle scene comiche gioverebbero alla riuscita finale di questo “melodramma di paese” ricco di interpretazioni gustose, fra cui primeggia proprio quella di Mancini nei panni del cinico e untuoso Mezzasoma.